Incompreso. L’Anfiteatro di Cagliari tra verità e propaganda (di Francesca Mulas)

In principio fu la propaganda elettorale: “riapriamo l’anfiteatro chiuso” era uno dei punti del programma del centrodestra per le elezioni comunali del 16 giugno a Cagliari. E noi a rispondere: l’anfiteatro è aperto e visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 19, non è vero che è chiuso. Adesso che il centrodestra ha vinto le elezioni la scusa della propaganda non vale più. Perché dunque mentire? La consigliera Antonella Scarfò del Psd’Az ha rilasciato due giorni fa un’intervista a un quotidiano locale sostenendo che “La più grande sconfitta per la nostra città è la chiusura di diversi musei e siti di elevata importanza culturale come l’Anfiteatro romano, la grotta della Vipera, la Villa di Tigellio, la torre di San Pancrazio“. La grotta della Vipera è stata appena restaurata e riaprirà a giorni, la torre di San Pancrazio (e quella dell’Elefante) sono in restauro, la villa di Tigellio è aperta. E l’Anfiteatro è sempre lì, aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19. Tra i commenti all’articolo vari cittadini sdegnati, pochissimi hanno invece sottolineato l’errore.

A questo punto ci chiediamo se qualcuno sia ancora in campagna elettorale, se sia solo disinformato o se invece, cosa più probabile, abbia assorbito da tempo un’informazione errata senza poi verificare. Insomma, attorno a questa storia dell’Anfiteatro c’è molto molto caos. E però, siccome sono consigliera comunale anche io, siccome in Consiglio faccio parte della commissione Cultura, siccome sono pure archeologa, e siccome sono anche una cittadina che ama la propria città, mi piacerebbe raccontare la storia dell’Anfiteatro. Quella vera, senza propaganda, opinioni personali e distorsioni. Mi ha aiutato l’incontro, ieri durante la terza seduta della commissione Cultura, con Luisa Mulliri, architetta del Comune di Cagliari, che ci ha presentato tutti i dettagli di questa vicenda. Io ci provo a riassumerli, prometto che sarò breve per quanto potrò. Tutte queste informazioni sono reperibili sul sito del Comune di Cagliari e sulla stampa. Molti dettagli anche qui sul sito del Gruppo di Intervento Giuridico.

E’ il 1998, l’Anfiteatro romano ospita spettacoli e concerti. Il Consiglio comunale (il sindaco era Mariano Delogu, centrodestra) approva un progetto da sei miliardi e mezzo di lire per ricoprire il monumento con gradinate di legno e metallo con l’obiettivo di moltiplicare i posti per gli spettatori. Il progetto prevede strutture amovibili e leggere e da smontare alla fine dell’estate, e la Soprintendenza archeologica e la Regione Sardegna danno il consenso, contro il parere di migliaia di cittadini (tra cui Giovanni Lilliu e Antonio Romagnino che hanno paura per i danni al monumento). Nonostante ciò i lavori procedono, la struttura viene piazzata sopra la pietra antica. Ma  alla fine della stagione la “legnaia” (così entra nel lessico cagliaritano) non viene smantellata e resta lì. Ci resta per 14 anni, nonostante le richieste della Soprintendenza archeologica e una sentenza del Tar contro il Comune di Cagliari. Togliere la legnaia nel frattempo è diventato un costo enorme, aggiungiamo che il legno marcisce, i buchi sulla pietra creano infiltrazioni d’acqua, alcuni punti diventano pericolanti.

Nel 2012 in Comune c’è il centrosinistra. La Giunta comunale con il sindaco Massimo Zedda mette mano all’Anfiteatro: vengono recuperati 230 mila euro per smontare subito una parte della legnaia.

Nel 2014 viene approvato un progetto per togliere definitivamente legno e acciaio (qui tutti i documenti): 677 mila euro per i lavori, affidati nel 2016 all’impresa Ser.Lu (qui l’affidamento); 90 mila servono per la sicurezza. Tra i lavori ci sono la verifica e messa in sicurezza tramite mappatura dei percorsi sicuri, l’installazione delle gru e avvio dello smontaggio, indagini, rilievi geologici e botanici, scavi archeologici (che mettono in luce pitture e affreschi), redazione del progetto esecutivo per il restauro. Il monumento viene anche mappato con un laser scanner che permetterà una ricostruzione virtuale del sito.

Il progetto esecutivo per il restauro viene mandato alla Soprintendenza archeologica (che, non dimentichiamo, è responsabile per la tutela del del bene come tutti i beni archeologici in Italia ai sensi del Codice per i beni culturali e del paesaggio) e nel gennaio 2017 è approvato. Complessivamente si calcola che per tutto il restauro serviranno oltre un milione di euro; la prima fase, già finanziata, è iniziata nel 2018 e non si è conclusa, seguiranno le altre fasi. In totale per il restauro mancano ancora 700 – 900 mila euro (forse anche di più) perché il monumento possa essere riconsegnato alla città. Il restauro, non ci stancheremo mai di dirlo, è indispensabile dopo la rimozione della legnaia.

Cosa succede adesso? Il sito è aperto, ma il vecchio ingresso di viale Fra Ignazio è impraticabile perché porta a una rampa troppo ripida e si accede da viale Buoncammino; si visita parzialmente camminando su una passerella. E’ un cantiere aperto (con restauratori e operai all’opera), zone non in sicurezza, zone pericolanti, zone dove mancano passaggi e passerelle. Come in qualsiasi cantiere i visitatori non possono camminare dove vogliono, non possono arrampicarsi per le gradinate, non possono entrare nei cunicoli perché tutto questo è pericoloso.

 Cosa succederà? Se questi 700-900 mila, che oggi non ci sono nelle casse comunali, dovessero arrivare domani, il restauro potrebbe concludersi entro sei mesi. A lavori ultimati avremo un percorso di visita (sempre nel rispetto del monumento) completo con cui ammirare tutta la grandezza di una simile opera.

Cosa non succederà mai: il vecchio accesso non si potrà più usare ed è impensabile far entrare i visitatori senza vie di fuga sicure, l’unico accesso può essere dall’Orto botanico come già si legge nel Piano particolareggiato del centro storico approvato nel 2016 dalla precedente amministrazione, che prevede il collegamento di tutto il parco archeologico tra Orto botanico, Orto dei Cappuccini e Anfiteatro. Non si potrà più poggiare sulle gradinate in pietra una struttura di legno e metallo come la vecchia “legnaia”. Neanche “se scendesse Sant’Efisio in terra”, come ha suggerito qualcuno.

E finalmente, la domanda delle domande: potremo assistere nuovamente a spettacoli e concerti? Non lo sappiamo: una volta terminato il restauro l’Amministrazione comunale preparerà un progetto nuovo, da finanziare con nuovi soldi, per usare il monumento come arena, la Soprintendenza valuterà. E’ sicuro che gli spettatori non potranno stare sulle gradinate (pericoloso), è sicuro che non avremo lì dentro diecimila persone, ma forse neanche duemila. Si potrà forse usare la gradinata come sfondo, con strutture metalliche e sedute amovibili nella parte bassa, ma sarà la Soprintendenza a stabilire quanti spettatori potranno accedere. Forse 500, 1000? Il Comune può proporre ma è il Ministero dei Beni culturali, tramite il suo ufficio periferico della Soprintenenza, a dare il parere ultimo su cosa si può o non si può. Ce lo ricorda il Codice dei beni culturali e del paesaggio all’articolo 20: “I beni culturali non possono essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione”.

Insomma, chi dice che il monumento è chiuso mente, chi dice che torneranno i grandi eventi mente, chi dice che è chiuso per incompetenza dell’Amministrazione precedente mente.

Quello che è certo è che abbiamo un monumento prezioso e delicatissimo, che è prima di tutto un bene archeologico da tutelare e valorizzare e solo in ultimo uno spazio per spettacoli. Più breve e sintetico di così non si può.

(la foto è di Dietrich Steinmetz)

Francesca Mulas

3 pensieri su “Incompreso. L’Anfiteatro di Cagliari tra verità e propaganda (di Francesca Mulas)

  1. I cagliaritani conoscono bene l’anfiteatro e non hanno bisogno di visitarlo, hanno bisogno di fruirlo, altrimenti lo dimenticano e rendono inesistente una location unica come quella.

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    • Non dimentichiamo che, prima che uno spazio per spettacoli, è un sito archeologico tutelato. Anche noi siamo d’accordo a utilizzarlo per musica e concerti, ma sempre nel rispetto del bene, e certo solo dopo averlo restaurato e messo in sicurezza. Grazie per il commento, Enrico.

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